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venerdì, 23 dicembre 2005

New Briska

Postato da: blue_sun a 16:14 | link | commenti (3) |
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mercoledì, 16 novembre 2005

                                                                              Old Briska

Postato da: blue_sun a 13:59 | link | commenti (2) |
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giovedì, 22 settembre 2005

Giulio Tremonti nuovo Ministro dell'Economia.

Riforma della Giustizia passata alla Camera.

Già chiusa la "farsa" di Governo: nominato il nuovo Ministro dell'Economia. Giulio Tremonti succede al suo successore. Sembra incredibile di come sia stata gestita la vicenda, distruggendo ogni credibilità dell'Italia nel mondo. Fonte di stupore è stata la nomina di Tremonti la cui testa fu chiesta un anno fa da AN e UDC per dare il primo segnale di discontinuità. E mi è sembrata  vergognosa la conferenza stampa fatta oggi a Palazzo Chigi nella quale stavano tutti insime appassionatamente Fini, Follini, Calderoli e Berlusconi: ci deve essere stato un miracolo che ha eliminato le metastasi  che stavano lacerando la CdL. Uno spettacolo indegno.

·····

La bislacca riforma della CdL dell'Appello è oltraggiosa: elimina la possibilità di chiedere l'appello da parte del PM quando l'imputato in primo grado viene assolto. E tutti i processi di appello pendenti vengono traformati in Ricorso per Cassazione, snaturando così la funzione di controllo di legittimità da parte della Suprema Corte che si vedrebbe costretta ad un giudizio di merito che non le compete. Inutile dire che è l'ennesima legge ad personam perchè così Berlusconi eviterebbe il giudizio di secondo grado per il processo SME.

jb

Postato da: blue_sun a 20:20 | link | commenti (6) |
politica, economia, notizie, diritto, elezioni, internazionale, berlusconi, società

Siniscalco si dimette. Il Governo in ginocchio.

Nella serata di ieri, il Ministro dell'Economia ha presentato al Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Gianni Letta ed al Premier Berlusconi una lettera di dimissioni. Notizia di pochi minuti fa, Siniscalco è salito al Quirinale per ufficializzare con Ciampi le dimissioni. Berlusconi - come  al solito - ha preso l'interim. Le divisioni tra Ministro e Maggioranza, che hanno portato alle dimissioni, erano aumentate in questi giorni: le difficoltà nel volere una Finanziaria seria da parte dell'uno, e una Finanziaria "elettorale" da parte degli altri; i vergognosi scandali finanziari che hanno colpito la nostra fragile economia; la cattiva gestione della vicenda Fazio da parte dell'Esecutivo ma specialmente dallo Governatore. Uno dei motivi che ha spinto il prof Siniscalco alle dimissioni è stato appunto il vertice FMI a Washington, vertice a cui avrebbe dovuto partecipare proprio insieme a Fazio. Ormai il Governo è morto e si profila l'ipotesi più temuta: elezioni anticipate a ridosso dell'approvazione della Finanziaria. Riusciranno i nostri medici a rianimare la CdL e a tenerla in vita fino ad aprile? O morirà a causa dell'anestesia? E' difficile dirlo, anche perchè Berlusconi non è riuscito in tutti i suoi intenti: non è riuscito a modificare (rectius: stravolgere) la legge sulla Par Condicio. Di sicuro la credibilità dell'Italia è letteralmente a terra.

jb

Postato da: blue_sun a 08:34 | link | commenti (1) |
politica, economia, notizie, diritto, elezioni, internazionale, berlusconi, società

martedì, 06 settembre 2005

Maestro,  ti auguro dal profondo del cuore

tanti auguri per i tuoi 65 anni!

E che tu possa regalarci tante altre emozioni!!!

DARIO ARGENTO - ROMA 07/09/1940

jb

Postato da: blue_sun a 23:43 | link | commenti (11) |
film, foto, notizie, horror, internazionale, società, dario argento

lunedì, 05 settembre 2005

Postato da: blue_sun a 14:55 | link | commenti |
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sabato, 06 agosto 2005

                            buone vacanze

Postato da: blue_sun a 10:04 | link | commenti (2) |
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mercoledì, 13 luglio 2005

Noi europei sotto ipnosi

Sfida ad Al Qaeda: perché non c’è impegno
di
Ernesto Galli della Loggia

 

Che cos’è che finora ha impedito all’Europa (esclusa la Gran Bretagna, va da sé) di fare, e ancor più di proporre, qualcosa di concreto contro il terrorismo islamista? Che cosa ha impedito a tanta parte della sua opinione pubblica di convincersi che qualcosa comunque andava pensato, andava fatto? Perché, insomma, l’Europa non sente la minaccia terroristica come una minaccia rivolta anche contro di lei, e preferisce credere invece che essa riguardi in sostanza solo gli Stati Uniti, arrivando addirittura a pensare che sia stata la guerra degli Usa contro Saddam, sia stata quella la vera causa del diffondersi degli attacchi terroristici nel mondo dopo l’11 settembre? Porsi queste domande non solo equivale a porsi quella del perché l’Unione Europea non riesce a esistere come soggetto politico, ma obbliga a riflettere ancora una volta sull’esito catastrofico che per l’intero continente è simboleggiato dalla seconda guerra mondiale con la sua appendice decisiva del 1989, data del crollo dell’ultima grande ambizione egemonica eurocentrica.

Nel fuoco di quegli eventi, rovinosi per tutte le statualità europee (con la parziale eccezione di quella britannica), andò distrutto per sempre l’enorme accumulo di conoscenze, di sensibilità e di esperienze — nonché di ambizioni per l’appunto— che legava da secoli la storia d’Europa e delle sue classi dirigenti alle vicende del globo. Il mondo cessò allora di appartenere all’Europa, e l’Europa al mondo: prima ancora che da un punto di vista politico da un punto di vista culturale. Lo si vede oggi più che mai. La nostra sottovalutazione del terrorismo islamista è frutto innanzitutto di un deficit culturale delle classi politiche dirigenti europee. Le quali non sono più abituate a pensare in termini mondiali (con le conoscenze e la comprensione delle cose che ciò implica) e a pensare né se stesse né le loro società in una dimensione siffatta. Tutto così si è ristretto, si restringe, agli orizzonti casalinghi, mentre si perde la capacità e l’interesse di valutare i rapporti di forza planetari, si cessa di ragionare in termini di futuro, di proiettarsi sugli scenari a venire. A queste cose, tanto, ci pensano gli americani (al massimo con l’aiuto degli inglesi) per venirne poi ripagati con l’ovvia antipatia riservata ai più bravi.

Questa ritirata dell’Europa dal mondo ha necessariamente corrisposto alla perdita da parte del suo universo storico-antropologico anche dell’esperienza dell’uso della forza e insieme del sentimento del tragico che a quell’esperienza solitamente si accompagna. Ciò che così l’Europa ha perduto è stata precisamente la possibilità di intendere i due connotati fondamentali della dimensione terroristica che si trova di fronte, e che rappresentano la premessa e l’alimento dello sfondo religioso comune a tutti i «grandi» terrorismi. Il nostro non capire, non vedere, non agire, il nostro voler credere che le cose non sono poi così brutte come sembrano è il frutto di questi vuoti che ci portiamo appresso da oltre mezzo secolo. E siccome anche in politica il vuoto viene inevitabilmente riempito, l’Europa e le sue classi dirigenti si sono abituate—e seguitano ancor oggi a farlo — a riempirlo con il «politicamente corretto », con il pacifismo di principio, con l’elogio sempre e comunque del dialogo e del multiculturalismo, insomma con l’ideologia della democrazia in versione diciamo così buonista, «europea », si dice, per contrapporla a quella non buonista per antonomasia degli Stati Uniti. La quale però ha almeno il merito inestimabile di saper riconoscere i propri nemici, di chiamarli con il loro nome e di combatterli senza esitazioni.

Le mie idee in proposito:

Ho letto con interesse l’editoriale di Ernesto Galli della Loggia, e non mi trova per niente d’accordo.La cecità dell’Europa proprio non la vedo. Anzi dopo l’11 settembre ho personalmente girato per varie zone d’Europa e quasi ovunque ho trovato adeguati controlli di sicurezza.

Sono stato a Parigi più volte, d’estate e d’inverno, prima e dopo l’11 settembre e controlli in stazioni ferroviarie e della metropolitana li ho sempre incontrati, anche nei vagoni. La stazione Roma Termini è la più controllata che abbia mai visto, come molto ben presidiati sono quelli che io ritengo obiettivi sensibili a Roma. Tra l’altro sono stato a Roma proprio l’11 settembre 2003 e controlli sui treni li ho visti. L’unica stazione ferroviaria priva di ogni controllo è quella di Monaco di Baviera, mentre le stazioni olandesi e belghe si presentano molto ben controllate. Sui treni per la Svizzera ci sono controlli notturni alla dogana. Quindi l’Europa (che ho visitato io) controlli preventivi ne fa. Nella stessa Napoli Centrale ormai da anni sono fisse le pattuglie di polizia con unità cinofile in giro per la stazione. Se a questi controlli, aggiungiamo il lavoro della nostra Magistratura, credo che si stia facendo un buon lavoro. Inoltre l’acquedotto di Roma è stato dotato di un particolare sistema di allarme in caso di attacco biologico: l’acqua passa per una vasca contenente non so che tipo di pesci che muoiono nel momento in cui l’acqua è stata contaminata così da chiudere all’istante le tubature per evitare catastrofi.

Quindi non ritengo vero che l’Europa si disinteressi o lasci solo agli USA e GB il problema.

Anzi coloro che si sarebbero fatti carico di detto problema sono proprio quelli le cui difese e prevenzione sono state “umiliate” dai terroristi.

Il Galli poi critica l’Europa perché priva di progetti politici: ma questo è colpa dell’immobilismo inglese: ecco perché spero che la GB esca fuori dalla UE: perché vuole solo una unione econimica (e non monetaria) ed è contro una politica comune estera (basta ricordare le trattative per la costituzione e poi per gli investimenti).

Quando poi si parla “del crollo dell’ultima grande ambizione egemonica” del 1989, sinceramente non capisco. Ma parla della caduta dei regimi comunisti nell’Europa orientale e la caduta del muro di Berlino? Perché se è così, anche qua il mio giudizio non può che essere contraria al suo, perché in quegli avvenimenti non c’è la fine dell’Europa, ma un nuovo inizio: quando dei Paesi si liberano dalla dittatura ed iniziano un lento processo di democratizzazione, non può che essere un bene per tutto il Mondo.

Ripeto che non vedo questo disinteresse verso il terrorismo, né lo “scaricabarile” nei confronti degli Usa. Non vedo i vuoti da riempire col buonismo e con il “politicamente corretto”, e l’elogio del dialogo e del multiculturalismo non è una debolezza, ma la nostra forza: fa parte del nostro bagaglio culturale dovuto a millenni di esperienza.

E poi l’America come riconosce i propri nemici?

Già, dimenticavo: facendoli diventare agenti della Cia prima, e poi nemici del Mondo (Bin Laden); oppure cittadino onorario di Detroit e dittatore dell’unico stato laico mediorientale prima, e nemico dell’umanità dopo.

jb

 p.s.: per l''editoriale di ernesto galli della loggia ringrazio silendo

Postato da: blue_sun a 19:07 | link | commenti (6) |
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venerdì, 08 luglio 2005

Attacco a Londra. Terrorismo islamico o…?
Ieri una serie di esplosioni si sono verificate nel cuore di Londra: sulla linea della metropolitana  e su un autobus.
Un evento come questo lascia sicuramente sgomenti e perplessi: il rispetto ed il dispiacere per le vittime di queste barbarie è totale.
Però qualche considerazione va fatta.
La prima cosa che mi è balzata davanti agli occhi, è la diversità di questo attentato rispetto a quelli precedenti. Siamo passati da un numero elevatissimo di vittime ed alla distruzione di un simbolo quali il World Trade Center presso le  Twin Towers di New York l’11 settembre 2001, ad un attacco altamente simbolico quale quello della linea ferroviaria di Madrid l’11 marzo 2004 nella ricorrenza dei due anni e mezzo dall’attentato negli USA ma stavolta in Europa per colpire “l’anello debole” degli invasori in Iraq. E poi l’attentato di ieri a Londra, il giorno dopo l’assegnazione alla capitale inglese delle Olimpiadi 2012, la Presidenza della Ue nonché la concomitante riunione del G8 in Scozia.
Quello che in pratica non mi quadra, è il (relativo) numero basso di vittime: ad ora poco più di 50, con poche centinaia di feriti. Se torniamo al paragone con i precedenti attentati, la sua tenuità è indubbia. In una città di 10 mln di abitanti, ucciderne 60 con 5 bombe è relativamente troppo poco.
A che scopo un attentato blando quando i terroristi avrebbero potuto eguagliare la crudeltà e spettacolarità di quello newyorkese?
Siamo certi della paternità di questo attentato?
Sicuro che è da attribuire ad AlQeeda?
Perché se è così, il premier, i ministri degli interni e della difesa nonché i capi dei servizi segreti di Sua Maestà e di Scotland Yard dovrebbero immediatamente dimettersi vista l’ingenuità commessa nel lasciare senza protezione Londra.
Oppure la paternità di questi tristi avvenimenti va ricercata altrove…
Da sempre le guerre, per farle scoppiare, necessitano di un evento, “una goccia che faccia traboccare il vaso”: non da ultimo la disastrosa guerra in Iraq per eliminare armi di distruzione di massa mai trovate perché inesistenti.
Non vorrei che questo attacco a Londra sia il nuovo casus belli per esportare la libertà e la democrazia, magari in Iran, o in Siria, o in Corea o chissà dove ci siano importanti interessi economici da tutelare.
jb

Postato da: blue_sun a 15:29 | link | commenti (16) |
politica, terrorismo, storia, notizie, internazionale, società

sabato, 25 giugno 2005

                                  casakubica.rotterdam

Postato da: blue_sun a 14:45 | link | commenti (3) |
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